Mafia: combattiamola - Grazie, a tutti coloro che sono morti a causa della mafia
 
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    Pantini Pudente Attualità 24/03/2018 24/03

    Mafia: combattiamola

    Grazie, a tutti coloro che sono morti a causa della mafia

    La seconda giornata nazionale contro le mafie, organizzata dall’associazione “Libera”, si è tenuta il 21 marzo 2018 nella città di Foggia verso la quale si sono recati numerosi gruppi scout Agesci del centro e del sud Italia, incluso il Vasto1.

    La giornata è stata scandita in due fasi principali: La prima concerné la mattina in cui i partecipanti sfilarono in un corteo durante il quale vennero nominate le vittime di tutte le modalità mafiose. Ed è proprio di questo che si occupa “Libera”, della tutela delle famiglie degli oppressi e del ricordo di questi. La seconda si svolse nel pomeriggio, che fu caratterizzato da attività e laboratori sempre convergenti al tema della giornata.

    Ma cos’è realmente la mafia? E di cosa si occupa? Essa non è altro che un’organizzazione criminale, suddivisa in più associazioni che esercitano il controllo di attività economiche illecite - spaccio di droghe pesanti o richiesta di pizzo ai commercianti più benestanti – originariamente nata in Sicilia e caratterizzata dalla violenza degli individui che ne fanno parte, capaci di porre fine alla vita di quelli che si oppongono alle intimidazioni.

    Ma perché questi movimenti, iniziati nel 1800, continuano a persistere? Giancarlo Siani, un giornalista campano, precario del “Mattino”, assassinato dalla Camorra nel 1985 all’età di soli ventisei anni, era vicino a scoprirne il motivo. Egli aveva svelato, infatti, contatti fra l’associazione di stampo mafiosa e alcuni funzionari legali, tra cui il sindaco di Torre Annunziata che fu condannato per congregazione con il boss Valentino Gionta, il quale aveva fatto della città un vero e proprio centro camorristico. Qui, Gionta, aveva iniziato a reclutare minorenni che gli facessero da spacciatori e disoccupati in cassa integrazione per trasformarli in killer privati.

    Quindi, se anche il governo, che dovrebbe garantire sicurezza e giustizia al popolo italiano, ha a che fare con la criminalità organizzata, chi è il reale nemico della mafia?

    La risposta più ovvia è parte della quotidianità di ogni singolo studente d’Italia e del mondo: la scuola. La scuola educa al pensiero libero, fondato dai fatti storici indirizzati alla formazione delle conseguenze di azioni positive e negative. La scuola insegna a pensare e,per gli assetati di potere, una mente pensante è una mente scomoda.
    Basti ricordare grandi uomini ⎼ istruiti ⎼ che combatterono le mafie, come Rosario Livatino, chiamato il “giudice ragazzino”, Falcone, Borsellino, Agata Azzolino, Peppino Impastato e così via.
    Perché, infine, è importante lottare contro queste organizzazioni al posto di restare in silenzio? Per far sì che chi è caduto, non lo abbia fatto in vano, per essere un po’ più liberi e un po’ meno sottomessi.
    Io non ho paura.

    Roberta Urbano.


    Parole chiave:

    combattiamo , mafia

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